mercoledì, settembre 02, 2009

Tempo di svolte nella politica del Giappone

Il 30 agosto in Giappone ci sono state le elezioni, che hanno registrato la vittoria del PDJ, il Partito Democratico Giapponese guidato da Yukio Hatoyama. Questa vittoria è significativa perchè è la prima volta dal dopoguerra che c'è un altro partito al potere che non sia il Partito Liberal-democratico, che quindi è stato in carica quasi ininterrottamente per 54 anni.
Per avere un'analisi politica un po' più completa, riporto un articolo di un esperto, Pio d'Emilia:

Il Giappone dice addio alla balena gialla

I giapponesi, che di pazienza, nella loro lunga storia, ne hanno avuta molta, hanno detto finalmente basta. Dopo 54 anni di potere pressoché assoluto e pressoché ininterrotto, hanno sfidato noia e tifoni e hanno dato il benservito alla Balena Gialla. Il partito liberaldemocratico, la DC giapponese, è stato spazzato via da un voto che ha superato ogni previsione: 115 seggi sono improvvisamente svaniti nel nulla (l’elenco dei trombati è impressionante, tre ex premier, sei ministri in carica), trasferendosi all’opposizione. L’Ulivo a Mandorla, la coalizione guidata dal Partito Democratico e che comprende socialisti e neopopolari (ma non i comunisti, che peraltro mantengono la loro forza preelettorale e annunciano per la prima volta di non escludere, su determinate questioni, un appoggio esterno al nuovo governo) ha conquistato la maggioranza assoluta della Camera: 308 seggi su 480. Un successo strepitoso, senza precedenti e inaspettato. Al punto che al proporzionale (in Giappone si vota con un sistema simile al nostro vecchio “mattarellum”) il numero di seggi conquistati supera quello dei candidati: con la curiosa conseguenza che due seggi verranno assegnati, senza merito ma senza particolari mugugni, vista l'abbondanza, alla stralunata opposizione. "Comprendo l'amarezza di Prodi - ci ha detto Naoto Kan, che domenica sera ha ricevuto le congratulazioni dell'ex presidente del consiglio - lui ha cercato di governare con un solo voto di maggioranza". L'Ulivo a mandorla ne avrà più di cento. E potrebbero aumentare, in corso d'opera, visto che la Balena Gialla da' già segni di decomposizione e che per gente abituata alla vita di Palazzo è dura rassegnarsi a perdere lo scranno. "Non ci sarebbe nulla di male - commenta Shizuka Kamei, leader e unico eletto del minuscolo Kokuminto, il nuovo partito del popolo - molti di noi sono usciti dal partito liberaldemocratico, sia pure in tempi diversi. Meglio tardi, che mai". Shizuka Kamei è in corsa per un ministero e in molti sperano sia quello della giustizia. Ex capo della polizia durante il '68, Kamei è oggi un convinto abolizionista. La sua nomina significherebbe che il Giappone rinuncia alla pena di morte. Ma non succederà, non subito, quanto meno.
“E’ la prima volta che il popolo giapponese prende in mano il suo destino e decide il suo futuro – ha detto, non senza una qualche ragione, Yukio Hatoyama, il leader del Partito Democratico che fra due settimane verrà nominato primo ministro e che sembra avere tutte le intenzione di fare sul serio – finisce un’era, quella dell’arroganza e della corruzione, e ne inizia un’altra, quella della trasparenza e del rispetto dei cittadini”. Per carità, Yukio Hatoyama, 63 anni, figlio e nipote d’arte (il nonno è stato premier prima della guerra, il padre ministro degli esteri negli anni ’50) e imparentato, per via materna, con i padroni dell’impero Bridgestone (di qui, pare, la sua passione per i motori, la Ferrari e il “made in Italy”) non è un “barbudo”. A differenza di molti suoi colleghi e amici di partito, che presto vedremo al governo, non ha nemmeno partecipato al famoso “zengakuren” , il movimento degli studenti protagonista delle lunghe e violente occupazioni degli atenei giapponmesi, negli anni ’60. Ma sembra davvero intenzionato ad imprimere una svolta in un paese “vecchio”, appesantito da una classe politica corrotta e ignorante e da una burocrazia avida e arrogante. Difficile dire quali, e sono tante, saranno le promesse elettorali che il primo governo democratico del Giappone riuscirà a mantenere, soprattutto nel breve periodo. Ma una cosa è certa: si ritorna (meglio sarebbe dire, si comincia…) a fare “politica”.
Già ieri sera, il primo segnale. Nel corso di una conferenza stampa, Hatoyama annuncia che il nuovo governo ha intenzione di riscrivere la legge finanziaria, già predisposta dal governo uscente di Aso: “è nelle pieghe del bilancio che dobbiamo trovare i soldi per mantenere le nostre promesse, senza aumentare la spesa ed il deficit pubblico”. Gli risponde, a distanza, il direttore generale del ministero delle finanze, tale Mochizuki: “faccio modestamente notare all’onorevole Hatoyama che la legge finanziaria va presentata e approvata in parlamento entro la fine di dicembre. Non si cono i tempi tecnici per riscriverla”. Immediata la reazione del futuro premier: “la legge finanziaria va presentata quando è pronta. E quando è pronta lo decideremo noi”. E’ la prima schermaglia tra politica e burocrazia, che nei prossimi giorni, settimane e mesi ne vedrà delle belle. Nagatacho, il quartiere del Palazzo e dei ministeri, subirà una vera e propria rivoluzione. Lo “spoil” system che Hatoyama ha in mente, e che non ha precedenti per dimensioni e intensità, prevede una vera e propria “occupazione” dei politici dei posti chiave. Si calcola che oltre un centinaio di deputati – molti dei quali giovani e, obiettivamente, inesperti verranno “precettati” e nominati in posti di alta responsabilità nei vari ministeri. Verranno aboliti i sottosegretari “amministrativi”, burocrati di carriera, che verranno sostituiti da nomine politiche. Ma la novità più interessante è l’istituzione del cosiddetto “Consiglio Strategico Nazionale”, composto da un numero ristretto di ministri e coordinato – a meno di sorprese, sempre possibili – da Naoto Kan, in corsa sia per la carica di vicepremier (o di Capogabinetto di Stato) che di un importante ministero. Il Consiglio Strategico dovrebbe curare i rapporti con la pubblica amministrazione e verificarne l’adempimento delle direttive del governo. Una prospettiva che ieri ha provocato l’ennesima, ma probabilmente ultima, battuta acida di Taro Aso, il premier uscente: “ne vedremo delle belle: finiremo in balia di un branco di dilettanti guidati da un estremista”. Vale la pena ricordare che Naoto Kan, nella sua breve e unica esperienza di governo come ministro della sanità del governo Hata, divenne famoso (ma da allora odiatissmo dalla burocrazia) quando decise di rivelare i nomi dei funzionari che, con la loro negligenza, avevano provocato lo scandalo delle partite di sangue per emofiliaci contaminate dal virus HIV. “Meglio dilettanti onesti che vecchi e corrotti amakudari” ha tuttavia replicato, nel corso di talk show post-elettorale, Ichiro Ozawa, l’ex leader del partito costretto alle dimissioni due mesi fa per una storia di presunti finanziamenti illeciti, riferendosi ai burocrati che, una volta raggiunta la pensione, “discendono dal cielo” (appunto, amakudari) e si installano nei consigli di amministrazione di enti pubblici e imprese private. “Tutto questo deve finire – ha continuato – i politici debbono governare, assumendosene le responsabilità, i burocrati debbono eseguire, possibilmente in silenzio”. Parole dure, segno che la il gioco si sta facendo pesante sin dall’indiomani delle elezioni. Si può immaginare, tra l’altro quale sia la rabbia del buon Ozawa, uscito polemicamente dal ventre della Balena Gialla più di vent’anni fa e da allora dedicatosi, con altrne vicende, alla costruzione di una possibile alternativa. Ci riuscì, con un vero e proprio capolavoro politico, nel 1993, quando nonostante il partito liberaldemocratico si fosse aggiudicato comunque la maggioranza relativa, mise insieme un’improbabile quanto estemporanea coalizione sotto la guida di Morihiro Hosokawa, un elegante e inesperto samurai in pensione. Durò poco, appena 11 mesi: la Balena Gialla, pur di tornare al potere, si mise d’accordo con l’allora potente partito socialista, offrendo al loro leader, Murayama, la carica di primo ministro. Ozawa incassò la sconfitta è fondò un altro partito, stavolta mettendosi d’accordo con l’odiatissima Soka Gakkai. Ma non era più riuscito, fino a domenica scorsa, a trovare la sintonia, e la strategia giusta per riacciuffare il potere.
Ora c’è di nuovo riuscito, ma non potrà, come il suo mentore e maestro, Kakuei Tanaka, il più popolare e corrotto premier del dopoguerra, del quale fu prima portaborse e poi segretario personale, giocare un ruolo pubblico. Resterà dietro le quinte, cosa che rassicura alcuni ma preoccupa molti, visto che non è il tipo che se ne sta con un bel libro in mano , a godersi la pensione. Intanto, ha già fatto sentire il suo peso. Nonostante la promessa di Hatoyama di formare un governo di “giovani”, o quanto meno “facce nuove”, sembra sia già riuscito ad imporre, per l’importante carica di Ministro dell’Economia e Finanze, il nome del fedelissimo Hirohisa Fujii, 84 anni. Ricoprì la stessa carica, e non per caso, tra il 1993 e 1994, nei governi “lampo” di Hosokawa e Hata. Una decisione che, sen confermata, non farà piacere a Banri Kaieda, il giovane deputato emergente che, contro tutte le previsioni, ha battuto sul campo il potente ministro dell’economia uscente, Kaoru Yosano, e al quale, presumibilmente, aspirava succedere.

(fonte il manifesto.it)

Alla luce di questo, non so quanto potrà essere grande il cambiamento nella società giapponese, ma spero che si facciano più politiche sociali e migliorino i rapporti con la Cina e il resto dei Paesi asiatici, per non parlare della speranza un giorno di abolire la pena di morte.

Alla prossima
Faust VIII

6 commenti:

Lamù e Lana ha detto...

Hanno fatto la scelta sbagliata nel momento più critico sopratutto economicamente, è stato un voto di protesta verso al governo precedente.
La maggior parte dei giapponesi, secondo un sondaggio di un giornale, pensa che non durerà tanto.
Spero che questo governo fallirà appena possibile, sperò anche che non farà le decisioni irreparabili.

Lana

Faust VIII ha detto...

Come mai la pensi così? Io trovo che comunque l'alternanza del partito al potere sia sempre una buona cosa, soprattutto se il partito precedente è stato al governo per un tempo così lungo. Inoltre non credo che Hatoyama sia l'estremista che alcuni dipingono, visto che è venuto fuori anche lui dal Jimintou...

Marco (真流湖) ha detto...

Io concordo con Lana. Se guardo i risultati di oltre 50 anni di governo del Partito Liberal-democratico leggo anche e soprattutto questo: seconda potenza industriale ed economica del pianeta dopo gli Stati Uniti (senza averne le stesse risorse naturali, forse per gli elettori giapponesi e' un risultato scadente?) e una organizzazione, funzionalita', modernita' che in Italia ci sognamo, un basso tasso di disoccupazione (anche se ultimamente, per via della crisi mondiale, e' aumentata). Queste elezioni mi hanno ricordato certe scene, tipicamente americane, dove ai parenti di una vittima di omicidio viene presentato un presunto colpevole (anche se poi, dopo, salta fuori che e' innocente) e "per loro e' il colpevole" (perche' devono placare il loro dolore). Ecco credo che sia successa un po' la stessa cosa: Aso Taro ha pagato per una cosa (la crisi appunto) che non ha provocato lui ma e' venuta da qualche altra parte (USA): gli elettori giapponesi hanno avuto "il loro colpevole" e adesso suppongo si sentiranno "piu' leggeri". Ha ragione Lana, e' stato un voto di protesta. Poi sulla distensione con la Cina e gli altri paesi dell'Asia orientale sono d'accordo, ma se non ricordo male si stava incominciando. L'unico appunto, che vale anche per noi, e' la troppa dipendenza dagli USA, una maggiore "emancipazione" non vuol dire esserne nemici. Sulla pena di morte d'accordissimo con te, va abolita. Questa la mia modesta opinione. Poi, da amante del Giappone: auguro al nuovo premier di lavorare bene, per il bene (scusa la ripetizione) del suo Paese, がんばって.

Marco

Marco

Faust VIII ha detto...

Credo che la crisi sia stato un incentivo abbastanza forte da spingere il grosso dei giapponesi a votare contro i liberal-democratici, ma non imputerei la loro caduta solo a questo. Teniamo bene a mente che per anni il Giappone ha pagato l'effetto della bubble economy, che era una crisi quasi istituzionalizzata. Se ti ricordi, prima di Aso ci sono stati dei rimpasti di governo(quindi niente elezioni): c'è stato Yasuo Fukuda, prima di lui Shinzo Abe e prima ancora Junichiro Koizumi coi suoi tre mandati. Per essere precisi, dopo il suo terzo mandato sono cominciati i rimpasti.
So, ad esempio, che all'interno del partito Liberal-democratico ci sono stati numerosi scandali finanziari e molta gente si lamentava dell'inefficenza dei suoi funzionari...Ma visto che non conosco bene la politica giapponese e la storia dei vari governi, mi riservo di scrivere un intervento più completo in futuro sull'argomento.
Comunque, l'accusa di Aso a Hatoyama di essere un pericoloso estremista mi sembra un po' campata in aria, vista la sua passata appartenenza al LDP e la storia della sua famiglia.
Ripeto, penso che l'alternanza sia stata una cosa buona. Ora, tutto sta nell'aspettare e vedere cosa il suo governo riuscirà a realizzare e poi lo si potrà criticare o meno. Mi sembra una cosa più intelligente rispetto al dargli addosso senza neanche conoscerlo a livello di attività politica.

Marco (真流湖) ha detto...

Ciao Faust VIII, scusa il ritardo della risposta, ma in questi giorni avevo troppi impegni ravvicinati.

> So, ad esempio, che all'interno del partito Liberal-democratico ci sono stati numerosi scandali finanziari ...

In questo caso il voto di protesta ha un senso. Da cio' che avevo letto sembrava un voto di protesta per la crisi e, come ho detto, i maggiori responsabili erano "altrove".

> Comunque, l'accusa di Aso a Hatoyama di essere un pericoloso estremista mi sembra un po' campata in aria

Va bene, Aso era ancora in campagna elettorale;-)

> la sua passata appartenenza al LDP

Ehm, non so se sbaglio il paragone, ma mi sembra un Prodi versione nipponica.

> Ora, tutto sta nell'aspettare e vedere cosa il suo governo riuscirà a realizzare e poi lo si potrà criticare o meno

Infatti non mi sembra di averlo criticato, l'ho anche incoraggiato, pensando al bene del Giappone. La mia critica riguardava il fatto che gli elettori avessero sbagliato il bersaglio della protesta. Ma alla luce delle nuove informazioni che mi hai dato, ora e' piu' comprensibile. Sono dispiaciuto per Lana, a quanto pare non e' andata come voleva.
Ciao.

Marco

Faust VIII ha detto...

>Ehm, non so se sbaglio il paragone, ma mi sembra un Prodi versione nipponica<.

Infatti. Prodi veniva dalla DC, così come Franceschini(La Margherita, mi pare) e in entrambi i casi(giapponese e italiano) questo mi perplime. Giappone e Italia hanno avuto una situazione di governo similare: un partito di centro o centro-destra che è stato al governo per molti anni con l'appoggio dell'America che non voleva perdere "pedine" nel suo gioco contro l'URSS. Di tutta la corruzione che è seguita, ora i nostri Paesi ne pagano le conseguenze.

>Infatti non mi sembra di averlo criticato, l'ho anche incoraggiato, pensando al bene del Giappone. La mia critica riguardava il fatto che gli elettori avessero sbagliato il bersaglio della protesta.<

Ma infatti non rimproveravo te. Mi riferivo soprattutto a Lana, che mi sembrava molto turbata nel suo commento. Ma posso capire che sia l'amarezza data dal fatto che le cose non sono andate come magari si aspettava. Ma non era una critica la mia. Intendevo quello che ho detto: aspettiamo e vediamo come va.
Poi io auguro sempre il meglio al Giappone, così come il fatto di essere più indipendente dagli Stati Uniti. Un discorso che vale anche per l'Italia.